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TEST SIEROLOGICI, ANTIGENICI O MOLECOLARI?

TEST SIEROLOGICI, ANTIGENICI O MOLECOLARI?

FACCIAMO CHIAREZZA!

A cura di: Dr. Gino Peccarisi – Vice Presidente Ordine dei Medici

Inquietudine ed ansietà sono oramai a corredo di ogni individuo per una pandemia che mette a dura prova ogni possibile ottimismo. La seconda ondata, più volte preannunciata, sembrava lontana, complice la stagione estiva che aveva in parte cancellato le paure e le immagini catastrofiche della trascorsa primavera. Sono bastati gli spostamenti non controllati fra le regioni, il divertimento giovanile senza limiti,che la stagione estiva propone, l’allentamento delle misure di prevenzione suggerite, per favorire la ripresa di una pandemia appena smorzata dal caldo, che continua a covare nell’incertezza delle terapie efficaci per il ritorno alla tanto agognata normalità. Gli ospedali sono nuovamente in affanno e il personale medico allo stress, pur nella consapevolezza che l’esperienza maturata permetterà una diversa gestione della malattia. L’esercito in camice bianco, il personale paramedico, gli infermieri, le strutture sanitarie pubbliche e private sono pronte per affrontare la nuova guerra dove ognuno è arruolato. Devono esserlo i pazienti ai quali non sarà mai superfluo ricordare, fino alla noia, che le mascherine per coprire naso e bocca, la distanza di sicurezza fra le persone, il lavaggio periodico delle mani, fonte di contagio per il contattato con oggetti infetti, contribuiscono a rallentare la diffusione della pandemia.

Per cercare di rendere chiaro il fenomeno che stiamo vivendo, un esempio, pur inadatto, può rendere esplicito il pericolo in agguato. Ognuno di noi è il risultato dell’incontro di uno spermatozoo del padre e di un ovulo della madre. Dall’Unione una cellula che moltiplicandosi diventa un insieme destinato a generare l’individuo nella sua complessità, una miriade di cellule in perpetua duplicazione. Un soggetto infetto moltiplica la carica virale del SARSCovid 19 in modo inarrestabile e, se non si interviene con misure efficaci, potrà invadere ogni angolo dell’intero globo terrestre. È in atto una guerra contro l’invisibile minaccia. È necessario vincerla per non soccombere e per poter riassaporare la semplicità del vivere quotidiano. Valentino Rossi, Federica Pellegrini, Ronaldo, Pier Luigi Bersani, Francesco Boccia, Nunzia De Girolamo, Silvio Berlusconi, Donald Trump, Boris Johnson sono solo alcuni esempi di come la pandemia non risparmi nessuno e il pericolo per la propria incolumità sia reale. Fra le armi a disposizione, la prevenzione è al primo posto ma quando si è vettori è necessario essere isolati per non contribuire alla diffusione del virus. Riveste importanza determinante la diagnosi affidata, oltre all’intuito del medico, allertato dai primi sintomi sospetti, ai sistemi di laboratorio disponibili. Fra le indagini di certezza il tampone molecolare o PCR che evidenzia il virus grazie alla presenza del materiale genetico di cui è formato, il suo RNA. Rimane il test di riferimento per la diagnosi di SARS-Cov-2. Richiede in media dalle 2 alle 6 ore dal momento in cui il campione è processato in laboratorio. Altra possibilità i test antigienici che evidenziano, in modo rapido, la presenza di alcune componenti del virus, le proteine di cui è composto, gli antigeni, contro i quali si sviluppano gli anticorpi. Il tampone rapido permette di diagnosticare e riconoscerne la presenza in 15 minuti. Il test ha elevata specificità e sensibilità, che arriva al 100% nei primi 3 giorni dalla comparsa dei sintomi.I test sierologici sono una ulteriore possibilità e segnalano la presenza degli anticorpi, originati dal sistema immunitario quando sono a contatto col materiale virale; svelano l’avvenuta esposizione al contagio. La presenza di IgM,prodotte nella fase iniziale, indica l’infezione in corso. Compaiono al 4°-6° giorno dopo i sintomi della malattia e scompaiono successivamente. Le IgG si presentano dal 9°-12° giorno e rimangono all’interno dell’organismo per un periodo più lungo. È dibattuto se possano essere indicative di immunità permanente. I casi di reinfezione segnalati metterebbero in dubbio tale ipotesi e di conseguenza la tutela assoluta dei vaccini che presto, si spera, potranno essere a disposizione della collettività. Nel clima di incertezza e speranza altalenanti, rimane imperativo il rispetto delle regole per evitare un nuovo lockdown e porre argine ad un microscopico flagello che sta mettendo a dura prova virologi ed epidemiologi non sempre concordi fra loro.